Mazza e pindolo

Nella giornata della Liberazione condividiamo il racconto “Mazzo e pindolo” dal libro collettivo Schegge di Liberazione

Schegge di Liberazione

di Mitia Chiarin “Fatacarabina”

Martino era il più bravo di tutti a giocare a mazza e pindolo. Per questo l’avevano nominato sindaco del Biancotto, l’istituto di fondamenta dei Cereri a Dorsoduro che aveva dato una casa agli orfani dei partigiani di tutto il Nord Italia. Dove c’era la casa dei balilla, nel 1947 aprì i battenti l’istituto dei figli dei partigiani morti durante la Resistenza. I ragazzini vivevano in comunità, giocavano, imparavano a dipingere, recitavano. E sperimentavano la democrazia in una società laica. Un sogno, ma allora, vinta la guerra contro i nazisti, ci fu un momento in cui pareva possibile davvero un paese diverso.
Si autogestivano e disciplinavano, i ragazzi del Biancotto. Erano arrivati a creare una Repubblica, tutta loro, con l’elezione annuale del sindaco e degli assessori. Erano un’ottantina, tutti maschi, tra i 6 e i 18 anni. Martino l’anno prima era stato nominato sindaco, con un voto…

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